Biografia

Sergio ColantuoniHa impacchettato la severa libreria inglese di Firenze rendendola, per tre giorni, il luogo più ospitale ed originale di un Pitti Uomo rimasto storico. Uno spazio speciale, sulle rive dell’Arno per pochi e selezionati espositori, dove giornalisti e visitatori si intrattenevano amenamente gustandosi una fetta di torta al pistacchio o un dolcetto al cioccolato, in un’atmosfera sospesa, ad arte, fra il barocco e il punk.

Ha presentato uno dei design hotel milanesi più esclusivi allestendo le sue camere come veri e propri set cinematografici, con doviziosa cura di ogni dettaglio, casting degli attori incluso: dall’intrigante e disinibita atmosfera del manager-playboy in viaggio d’affari, a quella intensa e teatrale della ballerina classica , a quella disordinata, trasgressiva e satura d’incensi della rockstar.

Ha inventato uno degli eventi più riusciti fra quelli dell’Alta Moda a Roma. A villa Giulia, una cornice sensazionale per una festa dal sapore felliniano, fra finti preti, cardinali, danzatori di valzer e damine del ‘700, dove gli ospiti erano invitati ad entrare dalla voce suadente di Marcello Mastroianni che, sul viale d’ingresso, riecheggiava inconfondibile da invisibili altoparlanti.

Quando viene richiesta la sua consulenza, Sergio Colantuoni, visual designer di grande talento, si prende cura di tutta la coreografia dell’evento: dall’allestimento, al cibo (persino il modo in cui viene presentato!) e poi ancora luci, musica, inviti e quant’altro.

Il mood della festa può variare per pubblico e tipologia ma lo stile Colantuoni è riconoscibile: un mix di storie e sorprese e personaggi e costumi, dove tutto può essere eccentrico ma nulla è esagerato, il trash è divertente e il kitch, quando c’è, è chic. Ma soprattutto una festa dove a vincere sono le sensazioni: perché nulla è più bello che emozionare qualcuno, anche solo per una sera.

di Patrizia Mezzanzanica

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